Florovivaismo: i dati di settore tra crescita e crisi

L’Italia è un paese baciato dal sole e dalla fortuna. Ricca di risorse e di potenzialità (non sempre sfruttate) è da secoli una patria eletta per il settore florovivaistico che nel 2022 paga il post pandemia e una crisi energetica senza precedenti. Ci sono nonostante tutto numeri che fanno riflettere su quanto ancora sarebbe possibile fare per far rifiorire (è il caso di dirlo) vivai, aziende agricole, imprese e lavoratori.

I numeri del settore florovivaistico

Il florovivaismo in Italia vale oltre 2,5 miliardi di euro, di cui circa 1,15 per la sola produzione di fiori e piante da vaso. il 25% di fiori e piante prodotti in Italia vengono esportati verso paesi del nord Europa, come Germania, Francia, Paesi Bassi, Gran Bretagna e Belgio.

Sono 27mila le aziende impegnate nel settore, che occupano 100mila addetti e quasi 29mila ettari di superficie agricola.

Toscana, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia sono le regioni più importanti nella produzione di fiori recisi e fronde, la Liguria per le piante aromatiche e alcune piante fiorite tipiche da esterno, Piemonte per le piante acidofile, la Lombardia, oltre che per le acidofile anche per le latifoglie e le conifere, la Toscana ancora per alberi e arbusti, tra cui alberi da frutta ornamentali richiesti in particolare, oltre che per il mercato interno, da paesi del nord Europa e da Spagna, Turchia e Svizzera. La Sicilia resta leader per la produzione di piante mediterranee tra cui spiccano gli agrumi ornamentali, le piante grasse e le palme.

I costi del settore florovivaistico che rischiano di azzoppare le aziende

Inutile dire che l’aumento dei costi dovuti al caro energia ha ferito gravemente tutti i settori. I vivai hanno visto quasi raddoppiare i costi a causa dei rincari dell’energia (+95%) e questo ha portato molte realtà a fare importanti tagli.

Coldiretti, sulla base dei dati forniti dal Crea (centro di ricerca per l’economia agraria) al Flormart di settembre 2022, ha sottolineato che le aziende florovivaistiche sono in trincea contro rincari del 250% dei fertilizzanti, del 110% per il gasolio, del 72% per gli imballaggi in plastica, del 40% per il vetro e del 31% della carta, del 45% per i servizi di noleggio, del 15% per i prodotti fitosanitari.

Come se non bastasse una minaccia ancora più pressante arriva dai prodotti importati, aumentati del 59% nei primi sei mesi del 2022, dei quali oltre 2/3 provengono dall’Olanda. Tra gennaio e giugno dello scorso anno, secondo Coldiretti, le importazioni di piante e fiori hanno sfiorato i 452 milioni di euro, pari al 77% del valore registrato in tutto il 2021. In pratica, secondo Coldiretti, 1 prodotto su 5 arriva dall'estero, nonostante la frenata degli scambi internazionali causati dalle tensioni per la guerra in Ucraina con la riduzione nella Ue del 40% del commercio di fiore reciso e della perdita del 30% del potere d’acquisto dei consumatori dell'Unione, secondo le ultime stime del Copa Cogeca.

«Si tratta - ha detto Dino Scanavino, presidente nazionale della Cia Agricoltori Italiani, nel corso dell'evento organizzato dall'Associazione Florovivaisti Italiani a Roma nel 2021 - di un settore strategico, non solo perché occupa il 10% dei lavoratori agricoli, occupa poca terra sviluppando in proporzione un grande fatturato, ma soprattutto perché grazie al segmento forestale è in grado di produrre energie rinnovabili e grazie al verde ornamentale urbano di migliora la qualità della vita dei cittadini. (…) Se la cura delle piante e del verde urbano genera benessere, questo settore ha un futuro di sviluppo nell’era della transizione ecologica perché è in linea con le politiche per la sostenibilità. Se come chiede Ursula von der Leyen l’Europa dovrà diventare il continente più green del mondo occorrerà potenziare il settore florovivaistico».

Oltre alle misure di emergenza richieste al governo per le aziende del settore e alla grande attenzione rivolta alle produzioni di punta del panorama italiano, ciò che potrà fare davvero la differenza nei prossimi anni per il settore florovivaistico, secondo Aldo Alberto presidente dell’Associazione Florovivaisti Italiani, è l’attenzione alla sostenibilità.

In questa fase, il settore, come tutti, deve puntare assolutamente sull’innovazione tecnologica e di processo. Quindi agire con sistemi produttivi sempre meno impattanti e sempre più green. Tutto nel limite del possibile, mano a mano che la tecnologia, a vari livelli, e la ricerca metteranno a disposizione le giuste innovazioni, anche di prodotto, utile all’ambiente e di qualità.

Inoltre, bisogna ragionare sulle energie alternative. Dobbiamo avere delle garanzie rispetto alle facilitazioni nella produzione di energia in azienda e mi riferisco, in particolare, al fotovoltaico. Tecnologie e situazioni favorevoli alla produzione di agroenergie che però devono essere facilitate. Spesso si fanno delle leggi che pochissime aziende riescono a intercettare e altrettante poche sono quelle che possono coglierne l’occasione, solo perché la burocrazia continua a ingessare e ingabbiare le procedure, diventando insostenibile. Quindi, sono moltissime le condizioni che devono esserci per riuscire a garantire un futuro al settore, non ultima una programmazione, un progetto comune sul florovivaismo nazionale, strategico non per una nicchia di mercato, ma per la sostenibilità ambientale e climatica di un intero paese, anzi pianeta.” (www.florovivaistiitaliani.it)

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